Attesa per il consiglio comunale di oggi, maggioranza alla prova

Il consiglio si fa in presenza, clima teso tra fibrillazioni e nuovi posizionamenti

Si celebrerà nel pomeriggio odierno alle 16 - salvo slittamenti a domani, in seconda convocazione - il primo consiglio comunale di San Nicandro Garganico dopo la prematura scomparsa del sindaco Costantino Ciavarella.

Un consiglio i cui preparativi, sebbene non percepiti dalla cittadinanza, hanno generato fermenti non di poco conto tra le mura di Palazzo Zaccagnino, sintomatici di una situazione all'interno della maggioranza tutt'altro che tranquilla. Il venir meno del garante massimo (o, forse, unico) di una maggioranza raffazzonata tre anni fa al solo grido "dobbiamo stare insieme perché siamo di centrodestra" e che l'anno scorso, in piena pandemia, ha conosciuto una crisi che, in proporzione a quella recente del governo nazionale, è stata degna del miglior dilettantismo allo sbaraglio, sta generando una divergenza tra le forze in campo che sembra acuirsi con il passare dei giorni, se non delle ore.

Non è un caso se proprio Fratelli d'Italia abbia parlato nella sua nota di "gestione in piena autonomia dei singoli assessorati (quasi a compartimenti stagni)". Il partito di Giorgia Meloni, infatti, assume in sé la sintesi dei maggiori problemi che la maggioranza sta scontando. In primis, l'emigrazione nella controversa lista Puglia Popolare e poi in Popolari Pugliesi del gruppo che fa capo al presidente del Consiglio comunale Loris De Luca, che tre anni fa fu artefice di una buona parte della lista, insieme alla prematura scomparsa di Matteo La Torre, ha di fatto lasciato nelle mani del nuovo coordinatore cittadino Roberto Augello un partito da ricostruire, come tra l'altro è emerso dal risultato delle regionali di settembre. 

Restano in FdI, a quanto pare e salvo dichiarazioni contrarie nell'assise odierno, l'assessore Nico Vigilante e i consiglieri Leonardo Stefania e Anna Laura Frattollino, sottoscrittori insieme ad Augello di quella nota che ha destato la stizza del sindaco reggente, Carmela Cataluddi e di tutta (o buona parte non si sa, mancando le singole firme al recente comunicato) la maggioranza, nonché del gruppo che faceva capo al compianto Matteo La Torre, citato da Augello - scriveva Alessandro Calello - senza alcun titolo o nesso. Una nota, quella di FdI, che, pur ponendo questioni politiche oggettivamente dirimenti e giuste, da un lato scongiura il commissariamento dell'Ente e dall'altro pretende di imbalsamare l'attività amministrativa nel sarcofago della ordinaria amministrazione. La contraddizione di FdI è evidentemente sottesa alla doppia volontà di continuare ad amministrare nella maggioranza ma anche di intessere un rapporto elettorale con Forza Italia, che però siede in minoranza con l'irriducibile Lorena Di Salvia e Fabrizio Tancredi, recente ingresso nel partito berlusconiano, con una non celata disponibilità ad esserne parte attiva di primo piano nel prossimo futuro.

Che Forza Italia voti a favore di provvedimenti presentati dalla maggioranza, ovvero faccia da stampella esterna o, peggio, rientri dalla finestra della compagine di governo che ha volutamente abbandonato un anno fa, è un'ipotesi più lontana della neve a ferragosto: "noi siamo l'alternativa", dice con tono fiero e futuristico qualche dirigente di peso dei forzisti. Tanto che, a sentire i bene informati, la battaglia di FI contro il primo accapo (il project financing milionario per 20 anni della pubblica illuminazione) potrebbe essere vivace, come non avrebbero avuto problemi a dire in uno dei primi incontri elettorali i forzisti a Gianluca Cervone, marito del consigliere in quota Lega Liliana Stanisci e, a quanto pare, tra i promotori del progetto inseme all'assessore di sua indicazione Fabrizio Casimiri.

Ma ciò che ha fatto saltare i nervi a molti è stata la convocazione in presenza del consiglio comunale odierno voluta a tutti i costi dal presidente De Luca (ma non solo, dicono i più maliziosi). Il vicesindaco Cataluddi e la consigliera Maura Di Salvia, come buona parte della maggioranza, sono saltati sulla sedia, affidando poi alla penna tutte le loro perplessità e indirizzandole al Prefetto. Che ha risposto consigliando fortemente la modalità video-conferenza ma, di fatto, non escludendo la possibilità di farlo in presenza, invitando a rispettare pedissequamente i protocolli anti-Covid. Convocato il responsabile della sicurezza, il presidente del Consiglio De Luca ha fatto prontamente predisporre il piano di sicurezza. Ma niente da fare: la Cataluddi ha scritto stavolta alla ASL e, sempre per conoscenza, al Prefetto, chiedendo di accertare se persista l'idoneità dei locali e degli ambienti a celebrare il consiglio comunale con tanto di "zona rossa". Al momento, non si ha notizia di risposta. Per cui, il consiglio si fa in presenza.

E si deve fare, che sia in prima o in seconda convocazione. Perché, oltre al primo accapo (che, ergo, potrebbe non passare per vari motivi), gli altri riguardano delibere propedeutiche all'approvazione del bilancio di previsione 2021/2023, che - stando all'ultima, definitiva proroga accordata dal ministro Lamorgese per tutti i comuni - deve tenersi entro e non oltre il 31 marzo.

Ma in ambito politico, ciò che più è atteso è la mossa del presidente el consiglio De Luca, che avrebbe annunciato una dichiarazione di uscita dalla maggioranza. I più, infatti, non si spiegano la necessità di fare il consiglio a tutti i costi in presenza. "Per certi passaggi, occorre guardarsi negli occhi", sostiene qualcuno. Se a questo si aggiunge l'annunciata richiesta, da parte di FdI, di chiedere la collocazione politica e partitica di ogni consigliere e le possibili irritazioni della Lega se non dovesse passare il primo accapo, sarà un'assise da seguire con (sadica) attenzione.

Perciò, il consiglio di oggi (che potrete seguire in diretta streaming sulla nostra pagina Facebook) sarà solo una prima tappa, per capire, in sostanza, se il bilancio passa oppure no. Nel caso non fosse approvato il documento di previsione nel prossimo consesso, il Prefetto darebbe altri venti giorni di tempo prima di sciogliere il consiglio e mandare tutti a casa. Ipotesi tutt'altro che peregrina, se la maggioranza stessa nel suo comunicato aveva parlato di "nave che affonda" e "topi che scappano".

Dall'altra parte, ai tre consiglieri PD D'Ambrosio, D'Antuono e Tardio, oltre a Tiscia e l'ex sindaco Gualano, non resta che lasciar fare tutto alla maggioranza (o presunta tale). In queste condizioni, non avrebbe senso nessun salto in avanti, nemmeno un'ipotesi di "salvare l'ente dal commissariamento". Perché, nulla è peggio di un'amministrazione divisa e litigiosa, dove ognuno tenta, ormai, di consolidare o rimpinguare il proprio bacino di voti da portare chissà dove a settembre, o da vendere al miglior offerente. Né smuovono alcuna pietas le parole contro quelli che "Non curano gli interessi dei cittadini ma preparano la imminente campagna elettorale": tranne qualcuno ormai disinteressato, tutti gli attori in campo pensano alle elezioni già dal 16 gennaio, perché questa è la fisiologica regola del mondo cinico in cui viviamo. Certo, c'è chi lo fa con chiarezza (e leale coraggio, si direbbe), chi approfittando del buio e del lock-down. Ma San Nicandro non è una metropoli e, a chi la conosce bene, sa essere niente più che un piccolo vassoio.

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