DIA: il ruolo attuale di San Nicandro nella criminalità foggiana

Situazione sotto controllo ma in evoluzione, la piazza sannicandrese vicina a Cagnano Varano

E' stata pubblicata pochi giorni fa la relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre del 2019 (QUI il documento integrale). Quasi novecento pagine in cui si passa in rassegna lo stato attuale delle dinamiche interne ed esterne alla criminalità organizzata italiana, i rapporti interni tra le mafie territoriali e gli affari con l'estero, nonché i condizionamenti nei confronti della pubblica amministrazione e i tentativi di infiltrazioni nell'apparato statale.

Venti pagine riguardano la cosiddetta "Quarta mafia", quella foggiana, entro la quale si inserisce appieno titolo la mafia garganica, che "si caratterizza - si legge nella relazione - per lo strettissimo rapporto col territorio, ove esercita un fortissimo potere di intimidazione e ove vengono poste in atto attività illecite quali le estorsioni, il traffico di sostanze stupefacenti e l’usura". Continua l'introduzione alle quindici pagine riguardanti la mafia del Gargano: "lo scenario criminale garganico si conferma strutturalmente precario, in forte evoluzione e pertanto di complessa intelligibilità, connotato dalla presenza di una pluralità di gruppi criminali con forte vocazione verticistica, basati essenzialmente su vincoli familiari e non legati tra loro gerarchicamente. Tra questi lo zoccolo duro è rappresentato dal clan dei Montanari, nell’ambito del quale un ruolo chiave è svolto dalla famiglia Li Bergolis di Monte Sant’Angelo che, nel promontorio del Gargano, ha catalizzato elementi, vecchi e nuovi, provenienti da diversi gruppi locali".

Del gruppo, rivela l'informativa che in più passaggi assume come perno centrale per le indagini la cosiddetta strage di San Marco in Lamis, fanno parte anche i Lombardi, originari di Monte Sant'Angelo ma stanziati a Manfredonia, che hanno numerosi appoggi in tutto il Gargano, in particolare nell'area di San Nicandro Garganico.

Da una serie di operazioni a valle di complesse attività di indagine, culminate in particolare nell'operazione "Far West" dell'11 settembre 2019, è emerso un recente asse criminale tra Monte Sant'Angelo e Cagnano Varano.

Gli interessi economici della mafia garganica, in un periodo di apparente tregua dalle sanguinose faide degli anni e decenni scorsi, girano quasi totalmente attorno ad un cospicuo traffico di stupefacenti e di armi, che vedono intessere rapporti sempre più consolidati con altre mafie, in particolare con la Ndrangheta calabrese, oltre ai rapporti con la mafia lucerina che fa da ponte verso la Campania e all'alleanza con il clan Francavilla di Foggia, in una rete che arriva ad approvvigionarsi di cocaina dal Sud America all'Olanda. L’inchiesta, infine, "ha dato risalto - scrive la DIA - anche a figure che in quel contesto criminale sarebbero riuscite a ritagliarsi una certa autonomia operativa, circostanza questa, almeno apparentemente, in controtendenza rispetto ai descritti equilibri. Un’autonomia che si è evidenziata anche per l’area di San Giovanni Rotondo, ma riguarda, più diffusamente, anche i territori di San Marco in Lamis, Rignano Garganico, San Nicandro Garganico e Cagnano Varano, tutti centri nevralgici per le dinamiche criminali della provincia".

San Nicandro e Cagnano vengono descritti come "territorio del clan Tarantino, da oltre un ventennio in rivalità con il gruppo Ciavarrella, è composto da soggetti legati tra loro da vincoli parentali ed è in rapporti di collaborazione con la criminalità garganica per il traffico di stupefacenti (piantagioni di cannabis). Sta vivendo un periodo di ripresa e non si escludono sinergie con il clan dei Montanari. Il 4 luglio 2019, - continua la relazione in una nota a margine - a San Nicandro Garganico, i Carabinieri hanno dato esecuzione all’OCCC n. 2334/18 RGNR-3405/19 RG Gip - 87/19 Reg. Mis. Caut., emessa dal GIP del Tribunale di Foggia, il 28 giugno 2019, nei confronti di 4 persone ritenute responsabili del tentato omicidio ai danni di un pregiudicato del luogo, avvenuto la sera del 24 febbraio 2019. In particolare le testimonianze della vittima e di alcuni testimoni, unitamente alle risultanze investigative, hanno permesso di identificare gli autori della gambizzazione, tra i quali figurano anche due appartenenti alla famiglia Tarantino".

"La cittadina di San Severo - riporta la sezione riguardante l'Alto Tavoliere - resta epicentro delle dinamiche criminali della provincia per il ruolo strategico assunto nel traffico degli stupefacenti933, con proiezioni anche extraterritoriali grazie ai forti legami con la camorra, la ‘ndrangheta e la criminalità albanese".

Nella sostanza, dunque, sebbene la situazione sia ormai da anni piuttosto tranquilla dal punto di vista dell'ordine pubblico, almeno in confronto a epoche passate, il territorio di San Nicandro appare come piazza di forti interessi criminali, agganciata tra l'asse Cagnano-Monte e la direttiva Apricena-San Severo, con particolare riguardo al traffico di marijuana e cocaina, ad alcuni episodi di armi non trascurabili e a periodici cavalli di ritorno (furti di autovetture).

Dalla relazione, tuttavia, emerge una puntuale conoscenza del territorio e delle sue dinamiche da parte delle Forze dell'Ordine, grazie ad attività investigative spesso complesse e lunghe, che si integrano con cadenza frequente di nuovi elementi utili a prevenire sgominare con una certa puntualità tentativi di emersione di dinamiche nuove o di crescita di quelle esistenti.

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